
Semplicemente io credo che tante, delle rockstar presenti sul mercato, ad un certo punto, smettono di avere qualcosa da dire. La musica è percezione, la musica è comunicazione è unire all’unisono migliaia e migliaia di fan in una sola folla oceanica che danza, poga, balla, muove la testa ad un solo ed unico ritmo.
Ho smesso di ascoltare i Metallica dopo l’acquisto dell’album Reload, fiacco tentativo di guardare avanti e confezionare o forse ripetere il successo di Black Album.
Quale errore? Non lo so. Non erano i “miei” metallica. Quelli che ascoltavo in “A Justice For all” e Ride the Lightning. Avevano forse smarrito la via? dov’erano le ballate di successo come “nothing else matter”? Poi, mi vedo prestare “Saint Anger”. Puro stridere di asfalto e canzoni sempre uguali. Mi rifiuto di andarli a vedere dal vivo, Hetfield e Co. per me non avevano più niente da dire.
Poi, ho visto arrivare Death Magnetic. Forse dentro di me ho “sentito” che quello era il naturale sequel di “Black Album”, tanto agognato dopo 15 anni di lunga attesa.
Ne parlavo con Red, lui, mi chiedeva se avevano fatto un passo avanti ed uno indietro e a che pro; io ho risposto che forse avevano fatto tutt’è due. Certo, parliamo di persone che non hanno più vent’anni, vanno per i cinquanta, eppure, ritrovo Freschezza in Death Magnetic, schemi e chitarre corpose che, di questi tempi è raro trovare e poi, davvero, The Day That Never Comes un pò, mi ricorda tanto One. Ben tornati Metallica. Ben tornati.
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